Buon lunedì!

Oggi torniamo alla rubrica dedicata alle “storie e leggende” genovesi.

Due settimane fa avevo parlato di congiure nell’articolo sulla colonna infame dedicata a Giulio Cesare Vachero ,colpevole di aver cospirato contro Genova per conto dei Savoia.

Questa volta il thread sarà sempre incentrato sulla congiura, ma si tratterà di una guerra fratricida che vedrà nella parte dei cospiratori una delle famiglie più importanti di Genova: i Fieschi.

Questa è la storia della “congiura dei Fieschi“.

Il racconto ripercorre il tentativo da parte di Giovanni Luigi Fieschi, conosciuto come Gianluigi, di assassinare l’ammiraglio Andrea Doria (nel ritratto).

In passato, ho citato quest’ultimo diverse volte, negli articoli legati alla pirateria, al mugugno, alla lanterna e al cappio dorato di San Matteo.

Si tratta di uno dei personaggio di spicco della storia di Genova e la sua famiglia una delle più importanti.

Ma torniamo alla nostra congiura…

Il contesto storico

Cerchiamo di contestualizzare il periodo…siamo nel il 1546.

La Repubblica di Genova, dopo il dominio francese, ha riacquistato la propria indipendenza ed è alleata con la Spagna.

Il sodalizio con Carlo V d’Asburgo, era sostenuto con i prestiti che la repubblica conferiva all’imperatore, denaro sovvenzionato in gran parte da Sinibaldo Fieschi, padre di Gianluigi e amico di Andrea Doria.

Gli aiuti economici dei Fieschi non facevano che aumentare l’influenza dei Doria, ormai nelle grazie dell’imperatore, senza portare un reale vantaggio alla famiglia di Via Lata.

Alla morte di Sinibaldo, i Fieschi versavano in difficoltà economiche, tanto da dover lasciare Genova, per trasferirsi a Montoggio.

Gianluigi, una volta maggiorenne, tornò in città per rivendicare i suoi diritti e per riportare la sua famiglia ai fasti del passato.

Il nobile si face portavoce di un movimento contrario alla politica “filo spagnola” perseguita dai Doria e alleati.

Inizia a profilarsi uno scontro generazionale tra la vecchia nobiltà genovese, ancorata ai legami commerciali con la Spagna ed una nuova nobiltà, che puntava ad una maggiore neutralità, strizzando l’occhio alla Francia.

La congiura

Gianluigi radunò a sé nobili e oppositori dei Doria. Oltre ai fratelli Cornelio, Gerolamo e Ottobuono Fieschi, trovò appoggio nella famiglia Farnese di Piacenza, nella Francia, acerrima rivale della Spagna e in Gian Battista Verrina, l’unico popolano presente alla congiura, mosso dall’odio per i Doria.

Il nobile ordì, un piano maniacale.

Per non destare sospetti il pomeriggio del 2 gennaio 1547 andò a trovare Andrea Doria e il nipote Giannettino, fermandosi a giocare con i figli di quest’ultimo.

Con la scusa di indire un grande banchetto presso il palazzo di Via Lata, fece entrare in città la sua milizia, composta da soldati e servitori dei suoi feudi, vestiti in abiti civili.

Radunò i congiurati alla cena e presentandosi in armatura chiamò gli alleati alle armi.

La notte tra il 2 e il 3 Gennaio 1547 i congiurati dettero inizio al piano.

L’obiettivo era prendere la città, conquistando prima le porte e in seguito la darsena, dove era ormeggiata la flotta nemica in disarmo.

Naturalmente Andrea Doria e i membri della sua famiglia dovevano morire.

Mentre i fratelli Gerolamo ed Ottobuono prendevano Porta di San Tommaso, Gianluigi scese versa la darsena.

I congiurati presero d’assalto le navi dei doria, liberando gli schiavi mussulmani che a loro volta presero il largo.

Nel frattempo, Andrea Doria, preso atto della congiura, aveva abbandonato la città, rifugiandosi a Castello Spinola a Masone.

La morte di Fieschi 

La città in tumulto stava cadendo, Gianluigi Fieschi aveva preso la darsena, mentre i fratelli le porte della città.

Tutto stava andando secondo i piani ma…

Durante la battaglia Gianluigi scivolò dal pontile di una nave candendo in acqua.

Il nobile, appesantito dall’armatura, non riuscì a rimanere a galla ed affogò nella confusione generale, senza che nessuno se ne accorgesse.

Epilogo

Dopo la scoperta della morte di Gianluigi, i rivoltosi, rimasti senza una guida fallirono nel tentativo di far insorgere la città e dovettero rifugiarsi nel palazzo di Via Lata.

Il Senato, riunito d’urgenza cominciò le trattative per la resa con Gerolamo Fieschi.

Ai congiurati fu promesso l’indulto, a patto di lasciare immediatamente la città.

Gerolamo, si rifugiò nel castello di famiglia, a Montoggio, mentre Verrina, Ottobuono e altri fuggirono via mare in direzione Marsiglia.

Tornato in città su invito del senato, Andrea Doria, fece in modo di ottenere la revoca dell’indulto e tutti i beni dei congiurati furono confiscati o distrutti, come lo storico palazzo di Via Lata.

Il castello di Montoggio, rifugio di Gerolamo fu preso d’assedio e distrutto. Il nobile venne giustiziato.

Non si conoscono con esattezza le cause della congiura…potere? invidia? rivalsa? amore per una repubblica minacciata da un tiranno? L’unica cosa certa è che si tratta di una storia di intrighi, inganni e colpi di scena degna del Trono di Spade…

Curiosità

Il cadavere di Gianluigi Fieschi venne ripescato dopo quattro giorni e su ordine di Andrea Doria fu esposto per quasi due mesi. Infine, fu gettato in mare per impedire che venissero celebrati i funerali.

Giannettino Doria, nipote ed erede designato di Andrea, perse la vita durante la congiura, ferito a morte da un colpo d’archibugio sparato da Agostino Bigelotti di Barga, un soldato della repubblica passato dalla parte dei Fieschi.

Tra le numerose proprietà dei Fieschi vi erano la chiesa e il palazzo di Via Lata, storica residenza di famiglia. Dopo la congiura i beni furono espropriati e il palazzo demolito. La chiesa venne risparmiata ma furono distrutte tutte le iscrizioni e gli stemmi dei Fieschi. Oggi è un edificio sconsacrato, sede di un laboratorio di restauro (nella foto).

La congiura dei Fieschi, ispirò diverse opere letterarie e nel 1921 fu realizzato un film muto da Ugo Falena.

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Ci ri leggiamo lunedì!

Stay tuned!

Fonti

A Ma e zena: La congiura dei Fieschi 

Wikipedia: La congiura di Gian Luigi Fieschi 

Treccani: Doria, Giannettino