Buon lunedì!

Ultimamente mi sono interessato ad arte e storia, oggi invece vorrei tornare a parlare di leggende, scomodando uno dei personaggi più celebri della nostra città: Nicolò Paganini.

Sul meraviglioso percorso dell’artista non c’è nulla da scoprire: si tratta senza dubbio del miglior violinista dell’ottocento, uno dei più grandi di sempre.

Quello che non tutti sanno riguarda il lato oscuro del musicista, un uomo in grado di suonare con una tecnica e una velocità ineguagliabile. Un talento immenso, per alcuni mefistofelico.

Si, perché circolano strane voci dietro a Nicolò Paganini, messe in giro probabilmente dai suoi detrattori o dall’aspetto del musicista che, specie negli ultimi anni di vita era tutto fuorché gradevole.

Secondo la leggenda il talento del maestro sarebbe stato un dono del demonio.

Ma andiamo con ordine…

La morte apparente

Il sodalizio tra Paganini e il “soprannaturale” si manifesta durante i primi anni dell’infanzia.

A sei anni viene colpito dal morbillo, cadendo in uno stato di morte apparente.

Ai giorni nostri i medici avrebbero diagnosticato una catalessi da encefalite virale da morbillo, ma non a quei tempi.

Il bimbo fu creduto morto e solo un lieve movimento della mano gli evitò una sepoltura prematura.

Una tecnica inimitabile

Dopo essersi ripreso, si avvicina alla musica e dopo qualche lezione con il mandolino, passa al violino.

Studia da autodidatta e già all’età di 12 anni le sue melodie inebriano le platee di chiese e teatri della Superba.

Non serve molto tempo al giovane per imporre la sua musica.

Viaggia in tutta Europa, stregando il pubblico del vecchio continente.

La sua tecnica è un qualcosa che rasenta la perfezione. Un’esecuzione mai vista prima, impossibile da replicare.

Paganini suona con veemenza, rompendo spesso le corde del violino, ad eccezione del “sol“, l’ultima nota con cui conclude ogni concerto.

Al termine dello spettacolo i polpastrelli erano insanguinati.

Le performance lasciavano attoniti i presenti, al punto che alcuni critici musicali iniziarono a supporre che fosse satana in persona a suggerire le note.

Un macabro aspetto

A rafforzare le voci sulle origini demoniache del talento di Paganini era sicuramente il suo aspetto.

Aveva una corporatura esile, un’andatura claudicante e una spalla più alta dell’altra.

Gli arti lunghi, le dita ossute e le movenze rigide lo facevano assomigliare ad uno scheletro.

La situazione peggiorò quando fu colpito dalla tubercolosi, perdendo tutti i denti e la voce a causa delle cure a base di mercurio.

Eppure, nonostante la malattia e il deperimento fisico, quando suonava era indemoniato.

Un personaggio costruito ad arte?

È possibile che lo stesso Paganini abbia favorito la creazione di un’immagine esoterica per rendere ancora più spettacolari i suoi concerti.

Del resto si trattava di un personaggio stravagante ed istrionico.

Frequentava bettole, giocava d’azzardo, aveva molte amanti, era appassionato di occulto e sembra che la notte suonasse nei cimiteri.

Insomma, genio e sregolatezza allo stato puro.

Curiosità

Paganini non replica. La famosa frase “Paganini non replica” fu pronunciata nel 1818 nei confronti di Re Carlo Felice durante il concerto al teatro Carignano di Torino. Anche se potrebbe sembrare un’affermazione arrogante (e, considerato il personaggio, probabilmente lo era…), Paganini non era in grado di replicare i suoi concerti dato che le melodie erano frutto dell’improvvisazione.

Leggende metropolitane. Le voci malevoli su Paganini non riguardarono solo il suo talento. Secondo alcuni detrattori avrebbe ucciso una delle sue amanti, utilizzando le interiora come corde del violino! Qui stiamo un pò esagerando…

Le corde del violino. Da buon uomo di spettacolo, per rendere ancora più memorabili le sue performance, incideva le corde del violino, in modo che si rompessero durante il concerto. Ad eccezione del “Sol”, la nota di chiusura.

Quando quelli del lazzaretto credettero di aver visto la morte. A rafforzare la macabra immagine di Paganini fu la visita dell’artista al Lazzaretto di Genova del 1835. In quell’occasione i malati di colera credettero di aver visto la morte in persona.

Come tutti i geni, Paganini ha saputo lasciare il segno, non solo per la sua musica.

Nessuno sa se dietro la leggenda vi siano calunniatori o lo stesso Paganini che pur di alimentare il suo mito ha messo in giro queste voci.

E chissà se dietro a questo splendido musicista capace di ammaliare il pubblico attraverso la musica non vi sia veramente lo zampino demonio?

Di certo il talento di Paganini era e sarà sempre ineguagliabile, e purtroppo non potremo avere il piacere e l’onore di ascoltarlo, perché come recita la colonna infame di Piazza Sarzano:

Non ci sarà un altro Paganini.

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Ci rileggiamo lunedì!