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	<title>Racconti Archivi - Gli appartamenti di Ema</title>
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	<description>Pernottamenti a Genova</description>
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	<title>Racconti Archivi - Gli appartamenti di Ema</title>
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	<item>
		<title>Il talento mefistofelico di Paganini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 10:14:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Demonio]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolò Paganini]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconti e leggende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buon lunedì! Ultimamente mi sono interessato ad arte e storia, oggi invece vorrei tornare a parlare di leggende, scomodando uno dei personaggi più celebri della nostra città: Nicolò Paganini. Sul meraviglioso percorso dell&#8217;artista non c&#8217;è nulla da scoprire: si tratta senza dubbio del miglior violinista dell&#8217;ottocento, uno dei più grandi di sempre. Quello che non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Buon lunedì!</p>
<p>Ultimamente mi sono interessato ad arte e storia, oggi invece vorrei tornare a parlare di <strong>leggende</strong>, scomodando uno dei personaggi più celebri della nostra città: <strong>Nicolò Paganini</strong>.</p>
<p>Sul meraviglioso percorso dell&#8217;artista non c&#8217;è nulla da scoprire: si tratta senza dubbio del miglior violinista dell&#8217;ottocento, uno dei più grandi di sempre.</p>
<p>Quello che non tutti sanno riguarda il lato oscuro del musicista, un uomo in grado di suonare<strong> con una tecnica e una velocità ineguagliabile</strong>. Un talento immenso, per alcuni mefistofelico.</p>
<p>Si, perché circolano strane voci dietro a Nicolò Paganini, messe in giro probabilmente dai suoi detrattori o dall&#8217;aspetto del musicista che, specie negli ultimi anni di vita era tutto fuorché gradevole.</p>
<p>Secondo la leggenda <strong>il talento del maestro sarebbe stato un dono del demonio</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1786 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2021/02/Gli-appartamenti-di-Ema-Il-talento-mefistofelico-di-Paganini-3-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></p>
<p><em>Ma andiamo con ordine&#8230;</em></p>
<h5><em><strong>La morte apparente</strong></em></h5>
<p>Il sodalizio tra Paganini e il &#8220;soprannaturale&#8221; si manifesta durante i primi anni dell&#8217;infanzia.</p>
<p><strong>A sei anni viene colpito dal morbillo</strong>, cadendo in uno stato di <strong>morte apparente</strong>.</p>
<p>Ai giorni nostri i medici avrebbero diagnosticato una catalessi da encefalite virale da morbillo, ma non a quei tempi.</p>
<p>Il bimbo fu creduto morto e solo un lieve movimento della mano gli evitò una sepoltura prematura.</p>
<h5><em><strong>Una tecnica inimitabile</strong></em></h5>
<p>Dopo essersi ripreso, si avvicina alla musica e dopo qualche lezione con il mandolino, passa al violino.</p>
<p>Studia da autodidatta e già all&#8217;età di 12 anni le sue melodie inebriano le platee di chiese e teatri della <em>Superba</em>.</p>
<p>Non serve molto tempo al giovane per imporre la sua musica.</p>
<p>Viaggia in tutta Europa, stregando il pubblico del vecchio continente.</p>
<p>La sua tecnica è un qualcosa che rasenta la perfezione. Un&#8217;esecuzione mai vista prima, impossibile da replicare.</p>
<p>Paganini suona con veemenza, rompendo spesso le corde del violino, ad eccezione del &#8220;<em><strong>sol</strong></em>&#8220;, l&#8217;ultima nota con cui conclude ogni concerto.</p>
<p>Al termine dello spettacolo i polpastrelli erano insanguinati.</p>
<p>Le performance lasciavano attoniti i presenti, al punto che alcuni critici musicali iniziarono a supporre che fosse satana in persona a suggerire le note.</p>
<h5></h5>
<h5><em><strong>Un macabro aspetto</strong></em></h5>
<p>A rafforzare le voci sulle origini demoniache del talento di Paganini era sicuramente il suo aspetto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1535 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/12/Gli-appartamenti-di-Ema-la-demolizione-della-casa-di-Niccolo-Paganini-7-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" /></p>
<p>Aveva una corporatura esile, un&#8217;andatura claudicante e una spalla più alta dell&#8217;altra.</p>
<p>Gli arti lunghi, le dita ossute e le movenze rigide lo facevano assomigliare ad uno scheletro.</p>
<p>La situazione peggiorò quando fu colpito dalla tubercolosi, perdendo tutti i denti e la voce a causa delle cure a base di mercurio.</p>
<p>Eppure, nonostante la malattia e il deperimento fisico, quando suonava era indemoniato.</p>
<h5><em><strong>Un personaggio costruito ad arte?</strong></em></h5>
<p>È possibile che lo stesso Paganini abbia favorito la creazione di un&#8217;immagine esoterica per rendere ancora più spettacolari i suoi concerti.</p>
<p>Del resto si trattava di un personaggio stravagante ed istrionico.</p>
<p>Frequentava bettole, giocava d&#8217;azzardo, aveva molte amanti, era appassionato di occulto e sembra che la notte suonasse nei cimiteri.</p>
<p>Insomma, genio e sregolatezza allo stato puro.</p>
<h5><em><strong>Curiosità</strong></em></h5>
<p><em><strong>Paganini non replica</strong>. </em>La famosa frase &#8220;<em>Paganini non replica</em>&#8221; fu pronunciata nel <strong>1818</strong> nei confronti di <strong>Re Carlo Felice</strong> durante il concerto al teatro Carignano di Torino. Anche se potrebbe sembrare un&#8217;affermazione arrogante (e, considerato il personaggio, probabilmente lo era&#8230;), Paganini non era in grado di replicare i suoi concerti dato che le melodie erano frutto dell&#8217;improvvisazione.</p>
<p><strong><em>Leggende metropolitane</em></strong>. Le voci malevoli su Paganini non riguardarono solo il suo talento. Secondo alcuni detrattori avrebbe ucciso una delle sue amanti, utilizzando le interiora come corde del violino! <em>Qui stiamo un pò esagerando&#8230;</em></p>
<p><strong><em>Le corde del violino</em></strong>. Da buon uomo di spettacolo, per rendere ancora più memorabili le sue performance, incideva le corde del violino, in modo che si rompessero durante il concerto. Ad eccezione del &#8220;Sol&#8221;, la nota di chiusura.</p>
<p><em><strong>Quando quelli del lazzaretto credettero di aver visto la morte</strong></em>. A rafforzare la macabra immagine di Paganini fu la visita dell&#8217;artista al Lazzaretto di Genova del 1835. In quell&#8217;occasione i malati di colera credettero di aver visto la morte in persona.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1787 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2021/02/Gli-appartamenti-di-Ema-Il-talento-mefistofelico-di-Paganini-4-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></p>
<p>Come tutti i geni, Paganini ha saputo lasciare il segno, non solo per la sua musica.</p>
<p>Nessuno sa se dietro la leggenda vi siano calunniatori o lo stesso Paganini che pur di alimentare il suo mito ha messo in giro queste voci.</p>
<p>E chissà se dietro a questo splendido musicista capace di ammaliare il pubblico attraverso la musica non vi sia veramente lo zampino demonio?</p>
<p>Di certo il talento di Paganini era e sarà sempre ineguagliabile, e purtroppo non potremo avere il piacere e l&#8217;onore di ascoltarlo, perché come recita la <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/12/14/la-demolizione-della-casa-di-nicolo-paganini/">colonna infame di Piazza Sarzano</a>:</p>
<blockquote><p><em>Non ci sarà un altro Paganini.</em></p></blockquote>
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		<title>La leggenda del pandolce genovese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 07:15:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Pandolce]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconti e leggende]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buon lunedì! Spero che tu abbia passato un buon Natale! Visto che ci troviamo nel bel mezzo delle festività ho pensato di raccontare la storia di un dolce tipico della tradizione genovese, che in questi giorni starà sicuramente facendo la voce grossa a tavola: il pandolce detto anche &#8220;pan döçe&#8221; (o &#8220;pandùce&#8221; o ancora &#8220;pan [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Buon lunedì!</p>
<p>Spero che tu abbia passato un buon Natale!</p>
<p>Visto che ci troviamo nel bel mezzo delle festività ho pensato di raccontare la storia di un dolce tipico della tradizione genovese, che in questi giorni starà sicuramente facendo la voce grossa a tavola: il <em><strong>pandolce</strong></em> detto anche &#8220;<i>pan döçe&#8221;<em> (o &#8220;pandùce&#8221; o ancora &#8220;pan Co-o zebibbo&#8221;)</em></i>.</p>
<p><em>A differenza di molti articoli scritti a tema, non vi annoierò parlando del confronto con il panettone, su quale sia il dolce più buono, più antico o su chi ce l&#8217;abbia più lungo&#8230;No, non mi interessa!</em></p>
<p><em>A me piacciono entrambi, ma essendo genovese sponsorizzerò sempre il pandolce 🙂</em></p>
<h5><em><strong>Le origini</strong></em></h5>
<p>Le<strong> prime testimonianze storiche</strong> riguardo alla comparsa di questa prelibatezza <strong>risalgono al 1558</strong>.</p>
<p><strong>Andrea Doria</strong>, in occasione del matrimonio tra il nipote Gianandrea e la futura consorte, Zanobia del Carretto, <strong>promosse un concorso tra i pasticceri locali</strong> per realizzare un dolce degno delle nozze.</p>
<p>Fu così che nacque la prima ricetta ufficiale del pandolce, nella versione più alta.</p>
<p>In realtà sembra che le origini di questa pietanza siano molto più antiche.</p>
<p>Secondo lo storico <strong>Luigi Augusto Cervetto</strong>, il <strong>pandolce deriverebbe da un dolce persiano</strong> a base di frutta secca, pinoli e canditi. Probabilmente la <em>Paska</em>.</p>
<p>In effetti la frutta candita e l&#8217;uvetta sultanina sono ingredienti originari del Medio Oriente e, ripercorrendo la storia di Genova, <strong>i contatti tra la Superba e le civiltà mediorientali sono stati molteplici</strong>.</p>
<p>Basti pensare alla prima crociata nell&#8217;XI secolo, quando i soldati genovesi, guidati da Guglielmo Embriaco espugnarono Cesarea portando a casa il <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/04/20/la-leggenda-del-sacro-catino/">Sacro Catino</a>.</p>
<p>Probabilmente i bottini di guerra, conquistati durante le discese in Terra Santa, non furono solo di natura materiale ma anche gastronomica.</p>
<p>All&#8217;apice della sua potenza, Genova espanse il proprio raggio d&#8217;azione navigando attraverso il mediterraneo e stabilendo snodi commerciali un po&#8217; ovunque.</p>
<p>Ecco allora che non risulta difficile credere che i commercianti genovesi dopo aver gustato qualche prelibatezza mediorientale, abbiano provato a ricreare tali sapori una volta tornati a casa.</p>
<h5><em><strong>Il rito natalizio</strong></em></h5>
<p>La tradizione voleva che durante le feste natalizie il figlio più giovane portasse il <em>pandolce</em>, adornato da un rametto di alloro simbolo di fortuna e benessere, al capofamiglia a cui spettava il taglio, mentre la madre canticchiava questa filastrocca:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em>Vitta lunga con sto’ pan!</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Prego a tutti tanta salute</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>comme ancheu, comme duman,</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>affettalu chi assettae</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>da mangialu in santa paxe</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>co-i figgeu grandi e piccin,</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>co-i parenti e co-i vexin</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>tutti i anni che vegnià</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>cumme spero Dio vurrià.</em></p>
</blockquote>
<p>Il rito serviva a propiziare salute e benessere sotto la protezione del Signore.</p>
<p>Venivano conservate due fette, una donata al primo viandante o bisognoso che la famiglia incontrava, come simbolo di buon augurio, salute e fortuna. L&#8217;altra era conservata in occasione del 3 febbraio per onorare San Biagio, Santo protettore contro le malattie della gola.</p>
<p>Il rito si concludeva con la spartizione dell&#8217;ultimo boccone spettante ad ogni membro della famiglia, che dopo quaranta giorni poteva ancora assaporare tutta la fragranza del dolce natalizio.</p>
<h5><em><strong>Curiosità</strong></em></h5>
<p><strong>Anticamente il pandolce veniva prodotto in una versione più alta rispetto a quella moderna</strong>, più simile al panettone, più morbido, lievitato naturalmente e meno ricco d&#8217;ingredienti. La versione &#8220;bassa&#8221;, più recente, è più elaborata ed ha un&#8217;alta percentuale di zucchero e burro. Vengono anche aggiunte le nocciole. Naturalmente ognuno ha la sua versione, con qualche variante, ma qui non siamo in un forum di cucina ;)&#8230;</p>
<p>Interessante un aneddoto legato alla <strong>frutta candita</strong>.</p>
<p><strong>Il processo di canditura</strong>, di cui le popolazioni arabe furono precursori, <strong>permette di conservare la frutta</strong> immergendola in uno sciroppo di zucchero. Questo procedimento si rivelò fondamentale per prevenire lo scorbuto, una malattia che affliggeva chi intraprendeva lunghi viaggi per mare, causata dall&#8217;assenza di vitamina C. Prima dell&#8217;utilizzo di questo metodo era impossibile conservare frutta sulle navi, in quanto bene alimentare di facile deperibilità. La frutta candita, invece, poteva durare a lungo e consentiva ai marinai di mantenere una dieta equilibrata.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1603 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/12/La-leggenda-del-Pandolce-gli-appartamenti-di-Ema-2-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>Come scritto in precedenza <strong>il <em>pandolce</em> ha tratti comuni con la <em>paska</em></strong>, un dolce tipico della Persia e dell&#8217;Europa dell&#8217;est. Sembra che il rito del taglio, canzone a parte, appartenesse proprio alla tradizione persiana che vedeva il paggio più giovane portare il dolce, arricchito da un rametto d&#8217;alloro, al sovrano.</p>
<p>L&#8217;<strong>uva sultanina</strong> o uva passa, prende il nome dalla città di Sultania, oggi conosciuta come Sudak, nella penisola della Crimea, un tempo importante porto commerciale genovese e veneziano sulla via della seta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1602 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/12/La-leggenda-del-Pandolce-gli-appartamenti-di-Ema-2-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>Non potevo concludere senza inserire la ricetta&#8230;la trovi a questo <a href="https://ricette.giallozafferano.it/Pandolce-genovese.html">link</a> 🙂</p>
<p>Buon appetito!</p>
<p>Se ti è piaciuto l&#8217;articolo condividilo o metti un like alla pagina Facebook &#8220;<a href="https://www.facebook.com/gliappartamentidiema">Gli appartamenti di Ema</a>&#8221; 🙂</p>
<p>Ci rileggiamo lunedì!</p>
<p>Stay tuned!</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;assedio al Castello dei Fieschi</title>
		<link>https://www.gliappartamentidiema.it/2020/11/02/lassedio-al-castello-dei-fieschi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2020 09:06:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Castello Fieschi]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[Gerolamo Fieschi]]></category>
		<category><![CDATA[la congiura dei fieschi]]></category>
		<category><![CDATA[Montoggio]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica di genova]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di Genova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buon lunedì! Due settimane fa, ho raccontato la storia della congiura dei Fieschi, una delle famiglie più potenti di Genova. Se hai letto l&#8217;articolo o conosci la storia, saprai che dopo il fallimento della congiura e la morte dell&#8217;ideatore Gianluigi Fieschi, il fratello, Gerolamo Fieschi si era rifugiato nel castello di famiglia a Montoggio. Devi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/11/02/lassedio-al-castello-dei-fieschi/">L&#8217;assedio al Castello dei Fieschi</a> proviene da <a href="https://www.gliappartamentidiema.it">Gli appartamenti di Ema</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Buon lunedì!</p>
<p>Due settimane fa, ho raccontato la storia della <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/10/19/la-congiura-dei-fieschi/"><em>congiura dei Fieschi</em></a>, una delle famiglie più potenti di Genova.</p>
<p>Se hai letto l&#8217;articolo o conosci la storia, saprai che dopo il fallimento della congiura e la morte dell&#8217;ideatore <strong>Gianluigi Fieschi</strong>, il fratello, <strong>Gerolamo Fieschi</strong> si era rifugiato nel castello di famiglia a <strong>Montoggio</strong>.</p>
<p><em>Devi sapere che domenica scorsa, nonostante il maltempo, sono andato in &#8220;gita&#8221; proprio a Montoggio a vedere le rovine del bastione&#8230;</em></p>
<p><em>Una bella passeggiata e soprattutto un&#8217;esperienza che consiglio agli appassionati di storia e natura.</em></p>
<p><em>Ecco qualche scatto del rudere:</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1397 alignleft" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/Gli-appartamenti-di-ema-assedio-al-castello-dei-Fieschi-4-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" /><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1402 alignleft" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/Gli-appartamenti-di-ema-assedio-al-castello-dei-Fieschi-15-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" /><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1401 alignleft" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/Gli-appartamenti-di-ema-assedio-al-castello-dei-Fieschi-14-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" /><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1399 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/Gli-appartamenti-di-ema-assedio-al-castello-dei-Fieschi-6-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1403 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/Gli-appartamenti-di-ema-assedio-al-castello-dei-Fieschi-16-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p><em>Ma torniamo al nostro racconto&#8230;</em></p>
<p>Dopo la revoca dell&#8217;indulto, la Repubblica di Genova propose a Gerolamo Fieschi la resa incondizionata e l&#8217;abbandono del castello in cambio di 50.000 scudi.</p>
<h5><em><strong>L&#8217;assedio</strong></em></h5>
<p>Il rifiuto di quest&#8217;ultimo scatenò le ire di Genova che l&#8217;11 marzo del 1547 dette inizio all&#8217;assedio di una delle fortificazioni più impenetrabili della regione.</p>
<p>L&#8217;architetto militare milanese Giovanni Maria Olgiati posizionò le artiglierie in località Costa Rotta e in seguito in località Olmeto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1395 alignleft" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/Gli-appartamenti-di-ema-assedio-al-castello-dei-Fieschi-A-300x170.jpeg" alt="" width="300" height="170" /><strong>L&#8217;assedio durò tre mesi</strong> e nonostante le oltre dodicimila palle di cannone sparate non furono provocati danni considerevoli.</p>
<p>A porre fine alle ostilità fu il tradimento di un manipolo di mercenari al soldo dei Fieschi.</p>
<p>l&#8217;11 Giugno, i militari, stanchi e demoralizzati dalla mancanza di paga, fecero entrare all&#8217;interno del maniero un gruppo di soldati genovesi che costrinsero Gerolamo Fieschi alla resa.</p>
<h5><em><strong>La fine dei Fieschi e la distruzione del castello</strong></em></h5>
<p>Gerolamo Fieschi e i suoi uomini furono processati e giustiziati presso la Cappella di San Rocco il 12 Luglio.</p>
<p>Nel settembre dello stesso anno, il senato, su pressione di <strong>Andrea Doria</strong>, decretò la <strong>distruzione del castello</strong>.</p>
<p>A causa delle spesse mura, <strong>occorsero più di due anni agli artificieri per compiere il lavoro</strong>.</p>
<p>La distruzione del castello e la morte di Gerolamo chiusero definitivamente il capitolo legato alla congiura e decretarono <strong>la fine di una delle più potenti famiglie della storia genovese </strong>(<em>nella foto lo stemma dei Fieschi</em>).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1391 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/Gli-appartamenti-di-ema-assedio-al-castello-dei-Fieschi-C-1-217x300.jpeg" alt="" width="217" height="300" /></p>
<h5><em><strong>Curiosità&#8230;</strong></em></h5>
<p><strong>Le prime notizie sul castello risalgono al 1157</strong>, quando Papa Adriano IV confermava al vescovo di Tortona i beni appartenenti alla chiesa, tra cui, appunto, il castello di Montoggio.</p>
<p>Quello che oggi si presenta come un rudere era in realtà una delle fortificazione più inespugnabili del genovesato:</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1396 alignleft" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/Gli-appartamenti-di-ema-assedio-al-castello-dei-Fieschi-B-300x159.jpeg" alt="" width="398" height="212" />La fortezza era stata costruita sull&#8217;altura che sovrasta Montoggio, si sviluppava da est ad ovest. Su tre lati era protetta da pendii molto scoscesi.</p>
<p>Tra il XV e il XVI secolo venne <strong>rimodernata per resistere alle armi da fuoco</strong>.</p>
<p>Nel 1546, Gian Luigi Fieschi ordinò un potenziamento delle mura il cui <strong>spessore fu portato a 15 piedi</strong> (circa 4,46 metri) e la costruzione di altri torrioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;accesso al castello era difeso da una fortificazione autonoma. All&#8217;interno del maniero si entrava nella <strong>piazza d&#8217;armi</strong>, uno spiazzo lungo 70 metri e largo 25, anch&#8217;esso fortificato.</p>
<p>A separare la piazza d&#8217;armi con la parte centrale del castello c&#8217;era un fossato.</p>
<p><strong>Il castello vero e proprio era composto da una struttura a pianta quadrata di 40 metri per lato</strong> difesa da quattro torrioni agli angoli.</p>
<p>Al di sopra della cittadella (la parte centrale) si ergeva <strong>un mastio che ospitava gli spazi residenziali</strong>.</p>
<p>Tra le rovine del costello furono ritrovate numerosi <em><strong>Azulejo</strong> (nella foto una ricostruzione)</em>, piastrelle di origine spagnola diffuse in Liguria a partire dal 400&#8242; ed utilizziate nelle residenze delle famiglie nobili genovesi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1393 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/Gli-appartamenti-di-ema-assedio-al-castello-dei-Fieschi-E-300x264.jpeg" alt="" width="300" height="264" /></p>
<p>Percorrere le rovine del castello è stato come fare un viaggio nella storia genovese.</p>
<p>Camminando tra i ruderi ho immaginato le scenario della battaglia per poi venire colto dalla malinconia per la distruzione di un tale capolavoro, vittima della cieca vendetta di Andra Doria&#8230;</p>
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<p>Ci rileggiamo lunedì!</p>
<p>Stay tuned!</p>
<h5><em><strong>Fonti</strong></em></h5>
<p><a href="https://istitutodistudisuicontidilavagna.weebly.com/#:~:text=conti%20di%20Lavagna.-,L'Istituto%20di%20Stud%C3%AE%20sui,di%20Lavagna%20(Statuto%2C%20Art.&amp;text=Opera%20al%20fine%20di%20tutelare,regionali%20e%20le%20istituzioni%20deputate.">Marina Cavana, Istituto di Studi sui Conti di Lavagna</a></p>
<p><a href="http://www.terredicastellifieschiespinola.it/comune/montoggio-castello.html#:~:text=L'11%20Marzo%20del%201547,cambio%20di%2050%20000%20scudi.">terredicastellifieschispinola.it</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/11/02/lassedio-al-castello-dei-fieschi/">L&#8217;assedio al Castello dei Fieschi</a> proviene da <a href="https://www.gliappartamentidiema.it">Gli appartamenti di Ema</a>.</p>
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		<title>La congiura dei Fieschi</title>
		<link>https://www.gliappartamentidiema.it/2020/10/19/la-congiura-dei-fieschi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 07:06:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Doria]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluigi Fieschi]]></category>
		<category><![CDATA[la congiura dei fieschi]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[racconti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica di genova]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di Genova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buon lunedì! Oggi torniamo alla rubrica dedicata alle &#8220;storie e leggende&#8221; genovesi. Due settimane fa avevo parlato di congiure nell&#8217;articolo sulla colonna infame dedicata a Giulio Cesare Vachero ,colpevole di aver cospirato contro Genova per conto dei Savoia. Questa volta il thread sarà sempre incentrato sulla congiura, ma si tratterà di una guerra fratricida che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Buon lunedì!</p>
<p>Oggi torniamo alla rubrica dedicata alle &#8220;<em>storie e leggende</em>&#8221; genovesi.</p>
<p>Due settimane fa avevo parlato di congiure nell&#8217;articolo sulla <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/10/05/la-colonna-infame-di-vachero/">colonna infame dedicata a Giulio Cesare Vachero </a>,colpevole di aver cospirato contro Genova per conto dei Savoia.</p>
<p>Questa volta il <em>thread</em> sarà sempre incentrato sulla congiura, ma si tratterà di una guerra fratricida che vedrà nella parte dei cospiratori una delle famiglie più importanti di Genova: i <strong>Fieschi</strong>.</p>
<p>Questa è la storia della &#8220;<em><strong>congiura dei Fieschi</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Il racconto ripercorre il tentativo da parte di <strong>Giovanni Luigi Fieschi</strong>, conosciuto come Gianluigi, di assassinare l&#8217;ammiraglio <strong>Andrea Doria </strong>(<em>nel ritratto</em>).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1350 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/La-congiura-dei-Fieschi-gli-appartamenti-di-Ema-4-206x300.jpg" alt="" width="206" height="300" /></p>
<p>In passato, ho citato quest&#8217;ultimo diverse volte, negli articoli legati alla <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/05/18/genova-e-la-pirateria-nel-mediterraneo/">pirateria</a>, al <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/07/27/la-storia-del-mugugno-genovese/">mugugno</a>, alla <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/06/29/la-lanterna-di-genova-storia-origini-e-curiosita/">lanterna</a> e al <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/03/23/il-cappio-dorato/">cappio dorato di San Matteo</a>.</p>
<p>Si tratta di uno dei personaggio di spicco della storia di Genova e la sua famiglia una delle più importanti.</p>
<p><em>Ma torniamo alla nostra congiura&#8230;</em></p>
<h5><em><strong>Il contesto storico</strong></em></h5>
<p>Cerchiamo di contestualizzare il periodo&#8230;siamo nel il <strong>1546</strong>.</p>
<p>La Repubblica di Genova, dopo il dominio francese, ha riacquistato la propria indipendenza ed è alleata con la Spagna.</p>
<p>Il sodalizio con Carlo V d&#8217;Asburgo, era sostenuto con i prestiti che la repubblica conferiva all&#8217;imperatore, denaro sovvenzionato in gran parte da <strong>Sinibaldo Fieschi</strong>, padre di Gianluigi e amico di Andrea Doria.</p>
<p>Gli aiuti economici dei Fieschi non facevano che aumentare l&#8217;influenza dei Doria, ormai nelle grazie dell&#8217;imperatore, senza portare un reale vantaggio alla famiglia di Via Lata.</p>
<p>Alla morte di Sinibaldo, i Fieschi versavano in difficoltà economiche, tanto da dover lasciare Genova, per trasferirsi a Montoggio.</p>
<p>Gianluigi, una volta maggiorenne, tornò in città per rivendicare i suoi diritti e per riportare la sua famiglia ai fasti del passato.</p>
<p>Il nobile si face portavoce di un movimento contrario alla politica &#8220;filo spagnola&#8221; perseguita dai Doria e alleati.</p>
<p>Inizia a profilarsi uno scontro generazionale tra la vecchia nobiltà genovese, ancorata ai legami commerciali con la Spagna ed una nuova nobiltà, che puntava ad una maggiore neutralità, strizzando l&#8217;occhio alla Francia.</p>
<h5><em><strong>La congiura</strong></em></h5>
<p>Gianluigi radunò a sé nobili e oppositori dei Doria. Oltre ai fratelli <strong>Cornelio</strong>, <strong>Gerolamo</strong> e <strong>Ottobuono Fieschi</strong>, trovò appoggio nella famiglia <strong>Farnese</strong> di Piacenza, nella Francia, acerrima rivale della Spagna e in <strong>Gian Battista Verrina</strong>, l&#8217;unico popolano presente alla congiura, mosso dall&#8217;odio per i Doria.</p>
<p>Il nobile ordì, un piano maniacale.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1353 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/La-congiura-dei-Fieschi-gli-appartamenti-di-Ema-2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>Per non destare sospetti il pomeriggio del 2 gennaio 1547 andò a trovare Andrea Doria e il nipote Giannettino, fermandosi a giocare con i figli di quest&#8217;ultimo.</p>
<p>Con la scusa di indire un grande banchetto presso il palazzo di Via Lata, fece entrare in città la sua milizia, composta da soldati e servitori dei suoi feudi, vestiti in abiti civili.</p>
<p>Radunò i congiurati alla cena e presentandosi in armatura chiamò gli alleati alle armi.</p>
<p><strong>La notte tra il 2 e il 3 Gennaio 1547 i congiurati dettero inizio al piano</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo era prendere la città, conquistando prima le porte e in seguito la darsena, dove era ormeggiata la flotta nemica in disarmo.</p>
<p>Naturalmente Andrea Doria e i membri della sua famiglia dovevano morire.</p>
<p>Mentre i fratelli Gerolamo ed Ottobuono prendevano Porta di San Tommaso, Gianluigi scese versa la darsena.</p>
<p>I congiurati presero d&#8217;assalto le navi dei doria, liberando gli schiavi mussulmani che a loro volta presero il largo.</p>
<p>Nel frattempo, Andrea Doria, preso atto della congiura, aveva abbandonato la città, rifugiandosi a Castello Spinola a Masone.</p>
<h5><em><strong>La morte di Fieschi </strong></em></h5>
<p>La città in tumulto stava cadendo, Gianluigi Fieschi aveva preso la darsena, mentre i fratelli le porte della città.</p>
<p>Tutto stava andando secondo i piani ma&#8230;</p>
<p>Durante la battaglia Gianluigi scivolò dal pontile di una nave candendo in acqua.</p>
<p>Il nobile, appesantito dall&#8217;armatura, non riuscì a rimanere a galla ed affogò nella confusione generale, senza che nessuno se ne accorgesse.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1351 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/La-congiura-dei-Fieschi-gli-appartamenti-di-Ema-5-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></p>
<h5><em><strong>Epilogo</strong></em></h5>
<p>Dopo la scoperta della morte di Gianluigi, i rivoltosi, rimasti senza una guida fallirono nel tentativo di far insorgere la città e dovettero rifugiarsi nel palazzo di Via Lata.</p>
<p>Il Senato, riunito d&#8217;urgenza cominciò le trattative per la resa con Gerolamo Fieschi.</p>
<p>Ai congiurati fu promesso l&#8217;indulto, a patto di lasciare immediatamente la città.</p>
<p>Gerolamo, si rifugiò nel castello di famiglia, a Montoggio, mentre Verrina, Ottobuono e altri fuggirono via mare in direzione Marsiglia.</p>
<p>Tornato in città su invito del senato, Andrea Doria, fece in modo di ottenere la revoca dell&#8217;indulto e tutti i beni dei congiurati furono confiscati o distrutti, come lo storico palazzo di Via Lata.</p>
<p>Il castello di Montoggio, rifugio di Gerolamo fu preso d&#8217;assedio e distrutto. Il nobile venne giustiziato.</p>
<p><em>Non si conoscono con esattezza le cause della congiura&#8230;potere? invidia? rivalsa? amore per una repubblica minacciata da un tiranno? L&#8217;unica cosa certa è che si tratta di</em><em> una storia di intrighi, inganni e colpi di scena degna del Trono di Spade&#8230;</em></p>
<h5><em><strong>Curiosità</strong></em></h5>
<p>Il cadavere di Gianluigi Fieschi venne ripescato dopo quattro giorni e su ordine di Andrea Doria fu esposto per quasi due mesi. Infine, fu gettato in mare per impedire che venissero celebrati i funerali.</p>
<p><strong>Giannettino Doria</strong>, nipote ed erede designato di Andrea, perse la vita durante la congiura, ferito a morte da un colpo d&#8217;archibugio sparato da Agostino Bigelotti di Barga, un soldato della repubblica passato dalla parte dei Fieschi.</p>
<p>Tra le numerose proprietà dei Fieschi vi erano la chiesa e il palazzo di Via Lata, storica residenza di famiglia. Dopo la congiura i beni furono espropriati e il palazzo demolito. La chiesa venne risparmiata ma furono distrutte tutte le iscrizioni e gli stemmi dei Fieschi. Oggi è un edificio sconsacrato, sede di un laboratorio di restauro (<em>nella foto</em>).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1354 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/10/La-congiura-dei-Fieschi-gli-appartamenti-di-Ema-6-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p>La congiura dei Fieschi, ispirò diverse opere letterarie e nel 1921 fu realizzato un film muto da Ugo Falena.</p>
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<p>Ci ri leggiamo lunedì!</p>
<p>Stay tuned!</p>
<h5><em><strong>Fonti</strong></em></h5>
<p><a href="http://www.amezena.net/racconti/la-congiura-dei-fieschi-prima-parte/">A Ma e zena: La congiura dei Fieschi </a></p>
<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Congiura_di_Gianluigi_Fieschi">Wikipedia: La congiura di Gian Luigi Fieschi </a></p>
<p><a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/giannettino-doria_(Dizionario-Biografico)/">Treccani: Doria, Giannettino</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il pozzo di piazza Sarzano e la leggenda di Giano</title>
		<link>https://www.gliappartamentidiema.it/2020/09/21/il-pozzo-di-piazza-sarzano-e-la-leggenda-di-giano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 13:36:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[porto antico]]></category>
		<category><![CDATA[Pozzo di Giano]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica di genova]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di Genova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buon lunedì! Qualche giorno fa mi trovavo in piazza Sarzano per un appuntamento con un cliente. Arrivato con largo anticipo (non succede mai, sarà stato il caso&#8230;), ho deciso di spendere il tempo dell&#8217;attesa recandomi in Vico dei tre magi per vedere la colonna infame che ho citato nell&#8217;articolo di due settimane fa, dedicato alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Buon lunedì!</p>
<p>Qualche giorno fa mi trovavo in <strong>piazza Sarzano</strong> per un appuntamento con un cliente.</p>
<p>Arrivato con largo anticipo (non succede mai, sarà stato il caso&#8230;), ho deciso di spendere il tempo dell&#8217;attesa recandomi in <strong>Vico dei tre magi</strong> per vedere la <strong>colonna infame</strong> che ho citato nell&#8217;articolo di due settimane fa, dedicato alla &#8220;<a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/09/07/il-fantasma-della-vecchina-di-vico-dei-librai/">vecchina di Vico dei Librai</a>&#8220;.</p>
<p>Tornato in Sarzano, l&#8217;occhio cade sul pozzo al centro della piazza.</p>
<p>Nelle vicinanze, noto una targa intitolata &#8220;<strong>Pozzo di Giano</strong>&#8220;.</p>
<p>Appena sotto, leggo la descrizione della storia del pozzo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1279 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/09/gli-appartamenti-di-ema-la-leggenda-del-pozzo-di-giano-3-1-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p>Confesso di essere passato molte, moltissime volte da quelle parti, ma di non aver mai fatto caso a quell&#8217;inscrizione sul muro.</p>
<p>Ed ora invece eccomi qua, a raccontare la storia del pozzo e la leggenda di Giano&#8230;</p>
<h5><em><strong>Ma chi è Giano??</strong></em></h5>
<p>Giano è una delle divinità italiche più antiche, <strong>il dio bifronte</strong>. Venerato dai latini e nell&#8217;antica roma, viene rappresentato con un volto che guarda in avanti e uno che guarda all&#8217;indietro.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1275 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/09/gli-appartamenti-di-ema-la-leggenda-del-pozzo-di-giano-4-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La sua natura bifronte è dovuta al <strong>potere di vedere il passato ed il futuro</strong>.</p>
<p>Era considerato il <strong>protettore delle navi e delle monete</strong> e la peculiarità di poter vedere da entrambi i lati lo innalzò a <strong>guardiano e protettore dei passaggi</strong>, intesi sia in senso materiale, quindi, porte, ponti e sentieri, sia in senso metaforico: strade da intraprendere nella vita e nuovi inizi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ma torniamo al nostro pozzo&#8230;</em></p>
<h5><em><strong>Il pozzo di Giano</strong></em></h5>
<p>Sotto piazza Sarzano erano presenti due grandi cisterne d&#8217;acqua, utilizzate per rifornire la città in caso d&#8217;assedio.</p>
<p>La prima era posta sotto la vicina <strong>Chiesa di San Salvatore</strong>, mentre la seconda si trovava di fronte all&#8217;entrata dell&#8217;edificio religioso.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1274 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/09/gli-appartamenti-di-ema-la-leggenda-del-pozzo-di-giano-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p>La zona era utilizzata per la lavorazione delle corde e delle sartie (i cavi impiegati nelle imbarcazioni a vela per sorreggere l&#8217;albero o gli alberi) per il porto e le navi. Un procedimento che richiedeva un uso abbondante d&#8217;acqua.</p>
<p>Il pozzo inizialmente si trovava sopra la seconda cisterna, di fronte alla chiesa di San Salvatore.</p>
<p>A metà del 600&#8242;, su un progetto dell&#8217;architetto<strong> Bartolomeo Bianco</strong>, viene eretto il tempietto esagonale a protezione del pozzo.</p>
<p>Sul <strong>tetto del tempio</strong><strong> viene posto il busto raffigurante Giano</strong>, il dio bifronte.</p>
<p>Nell&#8217; 800&#8242;, su indicazione dell&#8217;architetto <strong>Gian Battista Resasco</strong> (progettista e realizzatore, assieme al maestro, <strong>Carlo Barabino</strong>, del <strong>cimitero di Staglieno</strong>), il pozzo e il tempio vengono spostati nella posizione odierna.</p>
<h5></h5>
<h5><em><strong>Curiosità&#8230;</strong></em></h5>
<p>Secondo la leggenda,<strong> Giano </strong>sarebbe<strong> il fondatore di Genova</strong>. A rafforzare questa tesi è il nome antico della Superba, &#8220;<strong><em>Ianua</em></strong>&#8221; che in latino, significa porta o passaggio e deriverebbe dal dio bifrornte, protettore dei passaggi e delle porte.</p>
<p>Il busto di Giano posto sulla sommità del tempietto venne prelevato da una fontana nell&#8217;antica <strong>Piazza San Domenico</strong>, nei pressi di de Ferrari, una zona su cui oggi sorge il teatro Carlo Felice.</p>
<p>Oggi, il busto originale, provato dal tempo e dalle intemperie, è custodito nel vicino<strong> Museo di Sant&#8217;Agostino</strong>. Sul tempietto è stata messa una copia di ottima fattura.</p>
<p>In genere, per scrivere un articolo mi affido a libri di storie su Genova o al web. Questa volta, invece, lo &#8220;spunto&#8221; è arrivato passeggiando per la strada&#8230;</p>
<p>È da episodi come questo in cui ti accorgi quante, storie, leggende, personaggi e monumenti si &#8220;nascondono&#8221; nella nostra città.</p>
<p>Credo che da ora in poi vivrò Genova diversamente, facendo più attenzione a tutto quello che mi circonda, alla ricerca di una storia da raccontare&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La leggenda della croce degli Zaccaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 07:16:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Cattedrale di San Lorenzo]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[La Croce degli Zaccaria]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica di genova]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di Genova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buon lunedì! Nonostante il caldo di agosto, ecco un&#8217;altra &#8220;chicca&#8221; della rubrica &#8220;racconti e leggende&#8220;. Oggi voglio tornare a parlare dei tesori custoditi nel Museo sotterraneo di San Lorenzo. Dopo aver parlato del Sacro Catino, è il turno della Croce degli Zaccaria. Si tratta di un&#8217;antica reliquia che, secondo la leggenda, contiene due pezzi della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Buon lunedì!</p>
<p>Nonostante il caldo di agosto, ecco un&#8217;altra &#8220;chicca&#8221; della rubrica &#8220;<em>racconti e leggende</em>&#8220;.</p>
<p>Oggi voglio tornare a parlare dei tesori custoditi nel <strong>Museo sotterraneo di San Lorenzo.</strong></p>
<p>Dopo aver parlato del<a href="https://www.gliappartamentidiema.it/tag/sacro-catino/"><strong> Sacro Catino</strong></a>, è il turno della<strong> C</strong><strong>roce degli Zaccaria</strong>.</p>
<p>Si tratta di un&#8217;antica reliquia che, secondo la leggenda, contiene due pezzi della croce su cui fu crocifisso Gesù.</p>
<p>Dopo essere stato tramandato di generazione in generazione, il cimelio viene donato da <strong>Centurione Zaccaria alla cattedrale di Genova nel 1383</strong>.</p>
<p>Da allora, la Croce viene portata in processione durante il Corpus domini, e fu utilizzata durante le cerimonie per l&#8217;insediamento del doge.</p>
<p><em>Ma vediamo di ripercorrere le vicende, a metà tra storia e leggenda, di questa affascinante reliquia&#8230;</em></p>
<p>Siamo nel <strong>IX secolo</strong>.</p>
<p><strong>Bardas</strong>, fratello dell&#8217;imperatrice bizantina <strong>Teodora II</strong>, commissiona l&#8217;opera, che viene donata alla Basilica di Efeso, la più importante chiesa d&#8217;oriente.</p>
<p>Nella seconda metà del 1200 la croce viene restaurata, su ordine del <strong>Vescovo Isacco</strong>, assumendo le fattezze odierne.</p>
<p>Nel 1304, i turchi, <em>tanto per cambiare</em>&#8230;saccheggiano la basilica portando via la preziosa reliquia.</p>
<p><em>È in questo momento che il destino degli Zaccaria si incrocia con la sacra Croce&#8230; </em></p>
<p>La nobile casata Genovese dominava <strong>Focea</strong> dal 1275.</p>
<p><strong>Manuele Zaccaria</strong>, ottiene la restituzione della reliquia, in cambio, pare, di alcune partite di grano (<em>personalmente non ci credo molto&#8230;</em>).</p>
<p>Passano pochi anni e il manufatto cambia ancora proprietario&#8230;</p>
<p>Nel 1308, a causa di faide interne alla casata degli Zaccaria, alcuni pirati catalani, depredano Focea, portando via la croce dalla chiesa in cui era custodita.</p>
<p>Gli Zaccaria riescono a tornare in possesso della reliquia, tramandandosi la croce sino al 1383, anno in cui Centurione Zaccaria la dona alla Cattedrale di San Lorenzo.</p>
<p>Da allora il cimelio non ha più cambiato custode, come se avesse finalmente trovato la sua casa&#8230;</p>
<h5><em><strong>Curiosità&#8230;</strong></em></h5>
<p>La parte anteriore della croce si compone di una strato d&#8217;argento dorato con pietre preziose incastonate (<em>si, una mise molto sobria&#8230;</em>).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-1225 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/08/gli-Appartamenti-di-Ema-la-leggenda-della-croce-degli-Zaccaria-225x300.jpg" alt="" width="289" height="385" srcset="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/08/gli-Appartamenti-di-Ema-la-leggenda-della-croce-degli-Zaccaria-225x300.jpg 225w, https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/08/gli-Appartamenti-di-Ema-la-leggenda-della-croce-degli-Zaccaria.jpg 338w" sizes="(max-width: 289px) 100vw, 289px" /></p>
<p>Al centro sono custodite le due schegge della Vera Croce e sul retro è inscritta la dicitura in greco:</p>
<blockquote><p><em>Questa sacra custodia Bardas fabbricò e Isacco Arcivescovo rinnovò perché logora</em></p></blockquote>
<p>(<em>Fonte A Mae Zena &#8211; la croce degli Zaccaria</em>)</p>
<p>Non è stato facile ricostruire la vicenda, in rete ho trovato  notizie frammentate e qualche nome inesatto, ma spero di aver fatto un buon lavoro ;).</p>
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<p>Ci ri leggiamo lunedì!</p>
<p>Stay tuned!</p>
<h5><em><strong>Fonti</strong></em></h5>
<p><a href="http://www.amezena.net/racconti/la-croce-degli-zaccaria/">A Mae Zena &#8211; La Croce degli Zaccaria</a></p>
<p><a href="http://Michele III Imperatore d'oriente">http://Michele III Imperatore d&#8217;oriente</a></p>
<p><a href="http://www.amezena.net/racconti/la-croce-degli-zaccaria/"><em>Dear Miss Fletcher &#8211; La croce degli Zaccaria</em></a></p>
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		<item>
		<title>La storia del &#8220;Mugugno&#8221; genovese</title>
		<link>https://www.gliappartamentidiema.it/2020/07/27/la-storia-del-mugugno-genovese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2020 08:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Doria]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[mugugno]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica di genova]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di Genova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buon Lunedì! Oggi parliamo di diritto! Scherzo&#8230;non sono impazzito&#8230;. Voglio approfondire la storia di una parola, un segno, una caratteristica che contraddistingue genovesi e liguri nel mondo: il mugugno e il diritto a manifestarlo! Il diritto a manifestarlo?? in che senso?? Ema, io voglio mugugnare quanto mi pare! Ora mi spiego meglio&#8230; Per cominciare, partiamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/07/27/la-storia-del-mugugno-genovese/">La storia del &#8220;Mugugno&#8221; genovese</a> proviene da <a href="https://www.gliappartamentidiema.it">Gli appartamenti di Ema</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Buon Lunedì!</p>
<p>Oggi parliamo di diritto!</p>
<p><em>Scherzo&#8230;non sono impazzito&#8230;.</em></p>
<p>Voglio approfondire la storia di una parola, un segno, una caratteristica che contraddistingue genovesi e liguri nel mondo: il <em><strong>mugugno</strong></em> e il diritto a manifestarlo!</p>
<p><em>Il diritto a manifestarlo?? in che senso?? Ema, io voglio mugugnare quanto mi pare!</em></p>
<p><em>Ora mi spiego meglio&#8230;</em></p>
<p>Per cominciare, partiamo con il definire che cos&#8217;è il &#8220;<em>mugugno</em>&#8220;.</p>
<p>Per farlo, mi sono affidato alla definizione presente sulla <a href="http://www.treccani.it/vocabolario/mugugno/">Treccani</a></p>
<blockquote><p><em>Voce genovese, di origine onomatopeica, entrata nell&#8217;uso attraverso il linguaggio marinaresco. Brontolio, espressione di scontento e di protesta, prolungata e fastidiosa.</em></p></blockquote>
<p><em>In effetti qui a Genova ci lamentiamo per tutto&#8230;siamo di rompicoxxxxoni&#8230;.</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1177 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/07/Gli-appartamenti-di-ema-la-storia-del-mugugno-genovese-3-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></p>
<p>Ma cerchiamo di capire come e dove è nato il mugugno e perché si parla di <strong>&#8220;<em>diritto al Mugungo&#8221;</em></strong>.</p>
<h5><em><strong>Origine e storia&#8230;</strong></em></h5>
<p>Le origini del mugugno sono riconducibili al 1300, quando la Magistratura dei Conservatori del mare di Genova, l&#8217;organo che regolamentava le attività e le controversie riguardanti il porto e la marina, aveva codificato il diritto al mugugno.</p>
<p><em> Sfortunatamente non sono riuscito a trovare date certe e fonti attendibili&#8230;ci dovremmo accontentare di quello che fornisce la rete&#8230;</em></p>
<p>I marinai genovesi, non sopportavano la vita in mare, fatta di ordini e disciplina e stemperavano la tensione in uno dei modi più naturali dell&#8217;essere umano: lamentandosi continuamente.</p>
<p>Sta di fatto che con l&#8217;introduzione al diritto di mugugno, per i marnai, si profilarono <strong>due tipi d&#8217;ingaggio</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Con diritto di <em>mugugno</em></strong></li>
<li><strong>Senza diritto di <em>mugugno</em></strong></li>
</ul>
<p>Il primo contratto prevedeva una paga ridotta ma la possibilità di brontolare sul posto di lavoro.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1178 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/07/Gli-appartamenti-di-ema-la-storia-del-mugugno-genovese-4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>Il secondo ingaggio era più alto ma dovevi stare zitto e pedalare&#8230;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1179 aligncenter" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/07/Gli-appartamenti-di-ema-la-storia-del-mugugno-genovese-5-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p><em>Qui i fautori del pensiero positivo e i fan di &#8220;The Secret&#8221; storceranno il naso, ma ce ne faremo una ragione&#8230;i  marinai se ne fottxxxvano di vedere il bicchiere mezzo pieno e pur di lamentarsi preferivano ridursi la paga: semplicemente fantastici!</em></p>
<p>Se posso spezzare una lancia in loro favore, potremmo dire che i marinai genovesi furono i pionieri della <strong>difesa della libertà di espressione</strong>, e pur di esercitarla erano disposti ad un grande sacrificio come la riduzione del salario.</p>
<p><em>Ecco, vi ho supercazzolato a dovere ;).</em></p>
<h5><em><strong>Curiosità&#8230;</strong></em></h5>
<p>Inizialmente, il privilegio al diritto di mugugno fu accordato ai marinai camoglini, ritenuti i  migliori sulla piazza. In seguito, questa prassi si diffuse in altri settori portuali e la disciplina contrattuale fu accordata anche ai camalli.</p>
<p>Il diritto al Mugugno fu sospeso nel 500&#8242;, con l&#8217;avvento dell&#8217;Ammiraglio <strong>Andrea Doria</strong> che promise ai marinai migliori condizioni di lavoro e paghe più alte, in cambio di ordine, disciplina e silenzio.</p>
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<p>Ci rileggiamo lunedì!</p>
<p>Stay tuned!</p>
<h5><strong>Fonti</strong></h5>
<p><a href="http://www.marenostrumrapallo.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=589:mugu&amp;catid=52:artex&amp;Itemid=153&amp;jjj=1595428204710">Mugungo alla genovese</a></p>
<p><a href="http://www.amezena.net/storia-di/storia-di-marinai-di-magistrati/">Storia di marinai&#8230;di magistrati&#8230;</a></p>
<p><a href="https://liguriaedintorni.it/in-liguria-si-paga-anche-il-mugugno/">In Liguria si paga anche il mugugno</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.gliappartamentidiema.it/2020/07/27/la-storia-del-mugugno-genovese/">La storia del &#8220;Mugugno&#8221; genovese</a> proviene da <a href="https://www.gliappartamentidiema.it">Gli appartamenti di Ema</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La rivolta del Balilla</title>
		<link>https://www.gliappartamentidiema.it/2020/07/13/la-rivolta-del-balilla/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2020 09:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di successione austriaca]]></category>
		<category><![CDATA[La rivolta del 5 dicembre 1746]]></category>
		<category><![CDATA[la rivolta del Balilla]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica di genova]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di Genova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi vorrei parlare un pò di storia e raccontare la rivolta del Balilla, del 5 dicembre 1746, avvenuta durante la guerra successione austriaca. In quell&#8217;occasione il popolo genovese dette prova di grande coraggio, scacciando i dominatori austriaci e liberando la città. La scintilla che fece scoppiare la rivolta fu innescata dal giovane Giovan Battista Perasso, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vorrei parlare un pò di storia e raccontare la <strong>rivolta del Balilla, del 5 dicembre 1746</strong>, avvenuta durante la guerra successione austriaca.</p>
<p>In quell&#8217;occasione il popolo genovese dette prova di grande coraggio, scacciando i dominatori austriaci e liberando la città.</p>
<p>La scintilla che fece scoppiare la rivolta fu innescata dal giovane <strong>Giovan Battista Perasso</strong>, meglio conosciuto come &#8220;<strong>il Balilla</strong>&#8220;, che iniziò a lanciare delle pietre sul contingente austriaco.</p>
<p><em>Ma vediamo di fare un pò di ordine nel racconto&#8230; </em></p>
<h5><em><strong>La situazione geopolitica Europea e la guerra di Successione Austriaca</strong></em></h5>
<p>Partiamo dal contesto storico in cui è nata la rivolta. Siamo nel 1713.</p>
<p><strong>Carlo VI</strong> o Carlo d&#8217;Asburgo, imperatore del <strong>Sacro Romano Impero</strong>, non avendo eredi maschi, stabilisce con la prammatica sanzione, il diritto alla successione anche per la discendenza femminile e abdica al trono in favore della figlia, <strong>Maria Teresa d&#8217;Austria</strong>.</p>
<p>Nel 1740, alla morte di Carlo VI, gli altri sovrani d&#8217;Europa, non riconoscono la legittimità della successione e iniziano a tessere brame di conquista.</p>
<p>L&#8217;instabilità politica genera un conflitto tra Maria Teresa D&#8217;Austria e i suoi alleati, Inghilterra, Olanda e Regno di Sardegna e il resto d&#8217;Europa, formato da Prussia, Francia, Spagna, Sassonia, Baviera e Regno di Napoli.</p>
<h5><em><strong>Il comandante Antonio Botta Adorno e la resa di Genova</strong></em></h5>
<p>La Repubblica di Genova che fino ad allora era rimasta neutrale, aveva aderito il primo maggio del 1745, all&#8217;alleanza ostile alla figlia di Carlo VI, Firmando il <strong>trattato di Aranjuez</strong>.</p>
<p>Genova non voleva la guerra, ma temeva le mire espansionistiche straniere.</p>
<p>Forte della nuova alleanza, la Superba si limita a dichiarare Guerra al Regno di Sardegna, il nemico più vicino.</p>
<p>Non ricevendo rinforzi dagli alleati, viene invasa dagli austriaci.</p>
<p>A capo delle truppe Austriache vi è <strong>Antonio Botta Adorno</strong>, figlio di un nobile genovese, condannato dal governo della Superba alla pena capitale e alla confisca dei beni.</p>
<p><em>Insomma&#8230;il ragazzo aveva un pochino il dente avvelenato&#8230;</em></p>
<p>Il 5 settembre del Gli austriaci si presentano alle porte della città, ottenendo la resa incondizionata di Genova senza colpo ferire.</p>
<p>Il comandante Botta Adorno impartisce delle condizioni durissime per l&#8217;armistizio: la consegna delle chiavi della città; il lasciapassare nel territorio alle truppe austriache; la consegna dell&#8217;artiglieria; l&#8217;obbligo per il doge e sei senatori di andare a Vienna a chiedere la grazia alla sovrana e soprattutto, il pagamento di tre milioni di scudi d&#8217;argento, circa sei vote il totale delle entrate cittadine annuali.</p>
<p><em>Alla faccia della resa&#8230;</em></p>
<p>La dead line per accettare era di solo 24 ore.</p>
<p>Il governo genovese accetta suo malgrado, pagando il tributo in tre trance. La prima entro due giorni, la seconda entro otto e la terza entro quindici.</p>
<p>Non avendo abbastanza denaro, Genova chiede uno sconto, ma &#8220;il Botta&#8221; non prende bene la controproposta, aumentando di un altro milione di scudi il tributo.</p>
<p><em>Si&#8230;aveva proprio il dente avvelenato&#8230;</em></p>
<h5><em><strong>Il dominio austriaco e la rivolta</strong></em></h5>
<p>Seguono mesi difficili.</p>
<p>La popolazione stremata dalle tasse dovute per i debiti di guerra vive in condizioni precarie, mentre i sodati austriaci spadroneggiano in città, maltrattando gli abitanti.</p>
<p>L&#8217;occasione per fare abbassare la cresta agli oppressori arriva il 5 dicembre.</p>
<p>Un contingente austriaco, intendo a portare un pezzo di artiglieria, attraverso il quartiere di Portoria, subisce un arresto.</p>
<p>Il mortaio resta impantanato nel fango.</p>
<p>Il comandante della guarnigione ordina ai cittadini di rimuoverlo.</p>
<p>Non ottenendo risposta, comanda ai soldati di utilizzare la forza per obbligare i cittadini ad eseguire gli ordini.</p>
<p>È cosi che un giovane ragazzo di 11 anni, esasperato dall&#8217;arroganza degli austriaci esclama &#8220;<em>Che l&#8217;inse?</em>&#8220;(&#8220;<em>comincio io</em>?&#8221;), dando inizio ad una sassaiola sui soldati.</p>
<p>Il gesto, è la scintilla che innesca la rivolta.</p>
<p>La folla inferocita si scaglia sui sodati mettendoli in fuga.</p>
<p>La voce si sparge: il popolo è sceso in campo, Genova è in rivolta.</p>
<p>Le sommosse durano tre giorni.</p>
<p>La popolazione, guidata dal garzone di osteria, <strong>Giovanni Carbone</strong>, si organizza nel <strong>Quartier generale del popolo</strong> (diventato poi <strong>Assemblea del popolo</strong>). Un vero e proprio governo, che il 9 dicembre stipula una tregua con Botta Adorno.</p>
<p>Nei giorni seguenti, non ricevendo aiuti, gli austriaci decidono di lasciare la città.</p>
<p>Carbone riconsegna le chiavi al Doge <strong>Francesco Brignole Sale</strong>, pronunciando la frase:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Signori, queste sono le chiavi che con tanta franchezza loro signori serenissimi hanno dato ai nostri nemici, procurino di meglio custodirle, perché noi con il nostro sangue le abbiamo recuperate&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Scacciato momentaneamente il nemico, i genovesi si preparano a ricevere la contro offensiva austriaca.</p>
<p>La città viene fortificata con palizzate, mura e la creazione di una milizia cittadina.</p>
<p>Genova inizia così a respingere l&#8217;Esercito di Botta Adorno.</p>
<p>Nonostante qualche sconfitta, gli austriaci, complice l&#8217;arrivo degli alleati franco-spagnoli, giunti in soccorso della Superba, si ritirano lasciando definitivamente la città.</p>
<p>Una città libera e salva grazie al coraggioso intervento dei suoi abitanti.</p>
<h5><em><strong>Curiosità&#8230;</strong></em></h5>
<p>Le gesta del balilla vengono cantate anche nella quarta strofa dell&#8217;<strong>Inno di mameli</strong>: &#8220;<em>i bimbi d&#8217;italia, si chiaman Balilla</em>&#8220;.</p>
<p>La vera identità del balilla non è mai stata accertata.</p>
<p>Nel 1881, un&#8217;apposita commissione, istituita per questo scopo, dopo aver ascoltato le testimonianze degli anziani del quartiere di Portoria, che riportavano i racconti dei nonni, venuti a contatto con il Balilla, stabilì che a scagliare la prima pietra quel 5 dicembre 1746, fu<strong> Gianbattista Perasso</strong>, figlio di Antonio Maria Tintore di Seta, nato a Genova, nella Parrocchia di Santo Stefano, il 26 ottobre del 1735.</p>
<p>La Fiat dedicò un&#8217;utilitaria al Giovane, la <em>508 Balilla</em>, mentre il regime fascista un sommergibile.</p>
<p>In piazza Portoria a Genova, di fronte al Palazzo di Giustizia è presente una statua dedicata al ragazzo.</p>
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<p>Le azioni del balilla furono sinonimo di spirito ribellione e italianità. Ispirarono i moti rivoluzionari dell&#8217;800, e nel 900 il regime fascista creò un ente con questo nome per l&#8217;educazione dei ragazzi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1154 size-medium" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/07/Gli-appartamenti-di-genova-racconti-e-leggende-la-rivolta-del-balilla-214x300.jpg" alt="La rivolta del Balilla" width="214" height="300" /></p>
<p>Insomma, la morale di questa storia è che ciò che per qualcuno potrebbe sembrare una bravata o un atto sovversivo, per altri è un gesto in grado di ispirare il prossimo a non abbassare la testa di fronte ai soprusi e a lottare per la libertà.</p>
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<h5><strong>Fonti</strong></h5>
<p><em>Giovanni Assereto, 1746, La rivolta anti austriaca e Balilla</em></p>
<p><em><a href="https://dearmissfletcher.wordpress.com/2011/10/06/giovanni-carbone-il-garzone-che-umilio-il-doge/">Giovanni Carbone, Il garzone che umiliò il Doge: Dear miss Fletcher</a></em></p>
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