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	<title>Guerra di successione austriaca Archivi - Gli appartamenti di Ema</title>
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	<description>Pernottamenti a Genova</description>
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	<title>Guerra di successione austriaca Archivi - Gli appartamenti di Ema</title>
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		<title>La rivolta del Balilla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2020 09:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di successione austriaca]]></category>
		<category><![CDATA[La rivolta del 5 dicembre 1746]]></category>
		<category><![CDATA[la rivolta del Balilla]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica di genova]]></category>
		<category><![CDATA[Storie di Genova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi vorrei parlare un pò di storia e raccontare la rivolta del Balilla, del 5 dicembre 1746, avvenuta durante la guerra successione austriaca. In quell&#8217;occasione il popolo genovese dette prova di grande coraggio, scacciando i dominatori austriaci e liberando la città. La scintilla che fece scoppiare la rivolta fu innescata dal giovane Giovan Battista Perasso, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vorrei parlare un pò di storia e raccontare la <strong>rivolta del Balilla, del 5 dicembre 1746</strong>, avvenuta durante la guerra successione austriaca.</p>
<p>In quell&#8217;occasione il popolo genovese dette prova di grande coraggio, scacciando i dominatori austriaci e liberando la città.</p>
<p>La scintilla che fece scoppiare la rivolta fu innescata dal giovane <strong>Giovan Battista Perasso</strong>, meglio conosciuto come &#8220;<strong>il Balilla</strong>&#8220;, che iniziò a lanciare delle pietre sul contingente austriaco.</p>
<p><em>Ma vediamo di fare un pò di ordine nel racconto&#8230; </em></p>
<h5><em><strong>La situazione geopolitica Europea e la guerra di Successione Austriaca</strong></em></h5>
<p>Partiamo dal contesto storico in cui è nata la rivolta. Siamo nel 1713.</p>
<p><strong>Carlo VI</strong> o Carlo d&#8217;Asburgo, imperatore del <strong>Sacro Romano Impero</strong>, non avendo eredi maschi, stabilisce con la prammatica sanzione, il diritto alla successione anche per la discendenza femminile e abdica al trono in favore della figlia, <strong>Maria Teresa d&#8217;Austria</strong>.</p>
<p>Nel 1740, alla morte di Carlo VI, gli altri sovrani d&#8217;Europa, non riconoscono la legittimità della successione e iniziano a tessere brame di conquista.</p>
<p>L&#8217;instabilità politica genera un conflitto tra Maria Teresa D&#8217;Austria e i suoi alleati, Inghilterra, Olanda e Regno di Sardegna e il resto d&#8217;Europa, formato da Prussia, Francia, Spagna, Sassonia, Baviera e Regno di Napoli.</p>
<h5><em><strong>Il comandante Antonio Botta Adorno e la resa di Genova</strong></em></h5>
<p>La Repubblica di Genova che fino ad allora era rimasta neutrale, aveva aderito il primo maggio del 1745, all&#8217;alleanza ostile alla figlia di Carlo VI, Firmando il <strong>trattato di Aranjuez</strong>.</p>
<p>Genova non voleva la guerra, ma temeva le mire espansionistiche straniere.</p>
<p>Forte della nuova alleanza, la Superba si limita a dichiarare Guerra al Regno di Sardegna, il nemico più vicino.</p>
<p>Non ricevendo rinforzi dagli alleati, viene invasa dagli austriaci.</p>
<p>A capo delle truppe Austriache vi è <strong>Antonio Botta Adorno</strong>, figlio di un nobile genovese, condannato dal governo della Superba alla pena capitale e alla confisca dei beni.</p>
<p><em>Insomma&#8230;il ragazzo aveva un pochino il dente avvelenato&#8230;</em></p>
<p>Il 5 settembre del Gli austriaci si presentano alle porte della città, ottenendo la resa incondizionata di Genova senza colpo ferire.</p>
<p>Il comandante Botta Adorno impartisce delle condizioni durissime per l&#8217;armistizio: la consegna delle chiavi della città; il lasciapassare nel territorio alle truppe austriache; la consegna dell&#8217;artiglieria; l&#8217;obbligo per il doge e sei senatori di andare a Vienna a chiedere la grazia alla sovrana e soprattutto, il pagamento di tre milioni di scudi d&#8217;argento, circa sei vote il totale delle entrate cittadine annuali.</p>
<p><em>Alla faccia della resa&#8230;</em></p>
<p>La dead line per accettare era di solo 24 ore.</p>
<p>Il governo genovese accetta suo malgrado, pagando il tributo in tre trance. La prima entro due giorni, la seconda entro otto e la terza entro quindici.</p>
<p>Non avendo abbastanza denaro, Genova chiede uno sconto, ma &#8220;il Botta&#8221; non prende bene la controproposta, aumentando di un altro milione di scudi il tributo.</p>
<p><em>Si&#8230;aveva proprio il dente avvelenato&#8230;</em></p>
<h5><em><strong>Il dominio austriaco e la rivolta</strong></em></h5>
<p>Seguono mesi difficili.</p>
<p>La popolazione stremata dalle tasse dovute per i debiti di guerra vive in condizioni precarie, mentre i sodati austriaci spadroneggiano in città, maltrattando gli abitanti.</p>
<p>L&#8217;occasione per fare abbassare la cresta agli oppressori arriva il 5 dicembre.</p>
<p>Un contingente austriaco, intendo a portare un pezzo di artiglieria, attraverso il quartiere di Portoria, subisce un arresto.</p>
<p>Il mortaio resta impantanato nel fango.</p>
<p>Il comandante della guarnigione ordina ai cittadini di rimuoverlo.</p>
<p>Non ottenendo risposta, comanda ai soldati di utilizzare la forza per obbligare i cittadini ad eseguire gli ordini.</p>
<p>È cosi che un giovane ragazzo di 11 anni, esasperato dall&#8217;arroganza degli austriaci esclama &#8220;<em>Che l&#8217;inse?</em>&#8220;(&#8220;<em>comincio io</em>?&#8221;), dando inizio ad una sassaiola sui soldati.</p>
<p>Il gesto, è la scintilla che innesca la rivolta.</p>
<p>La folla inferocita si scaglia sui sodati mettendoli in fuga.</p>
<p>La voce si sparge: il popolo è sceso in campo, Genova è in rivolta.</p>
<p>Le sommosse durano tre giorni.</p>
<p>La popolazione, guidata dal garzone di osteria, <strong>Giovanni Carbone</strong>, si organizza nel <strong>Quartier generale del popolo</strong> (diventato poi <strong>Assemblea del popolo</strong>). Un vero e proprio governo, che il 9 dicembre stipula una tregua con Botta Adorno.</p>
<p>Nei giorni seguenti, non ricevendo aiuti, gli austriaci decidono di lasciare la città.</p>
<p>Carbone riconsegna le chiavi al Doge <strong>Francesco Brignole Sale</strong>, pronunciando la frase:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Signori, queste sono le chiavi che con tanta franchezza loro signori serenissimi hanno dato ai nostri nemici, procurino di meglio custodirle, perché noi con il nostro sangue le abbiamo recuperate&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Scacciato momentaneamente il nemico, i genovesi si preparano a ricevere la contro offensiva austriaca.</p>
<p>La città viene fortificata con palizzate, mura e la creazione di una milizia cittadina.</p>
<p>Genova inizia così a respingere l&#8217;Esercito di Botta Adorno.</p>
<p>Nonostante qualche sconfitta, gli austriaci, complice l&#8217;arrivo degli alleati franco-spagnoli, giunti in soccorso della Superba, si ritirano lasciando definitivamente la città.</p>
<p>Una città libera e salva grazie al coraggioso intervento dei suoi abitanti.</p>
<h5><em><strong>Curiosità&#8230;</strong></em></h5>
<p>Le gesta del balilla vengono cantate anche nella quarta strofa dell&#8217;<strong>Inno di mameli</strong>: &#8220;<em>i bimbi d&#8217;italia, si chiaman Balilla</em>&#8220;.</p>
<p>La vera identità del balilla non è mai stata accertata.</p>
<p>Nel 1881, un&#8217;apposita commissione, istituita per questo scopo, dopo aver ascoltato le testimonianze degli anziani del quartiere di Portoria, che riportavano i racconti dei nonni, venuti a contatto con il Balilla, stabilì che a scagliare la prima pietra quel 5 dicembre 1746, fu<strong> Gianbattista Perasso</strong>, figlio di Antonio Maria Tintore di Seta, nato a Genova, nella Parrocchia di Santo Stefano, il 26 ottobre del 1735.</p>
<p>La Fiat dedicò un&#8217;utilitaria al Giovane, la <em>508 Balilla</em>, mentre il regime fascista un sommergibile.</p>
<p>In piazza Portoria a Genova, di fronte al Palazzo di Giustizia è presente una statua dedicata al ragazzo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1153 size-medium" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/07/Gli-appartamenti-di-genova-racconti-e-leggende-la-rivolta-del-balilla-2-200x300.jpg" alt="La rivolta del Balilla" width="200" height="300" /></p>
<p>Le azioni del balilla furono sinonimo di spirito ribellione e italianità. Ispirarono i moti rivoluzionari dell&#8217;800, e nel 900 il regime fascista creò un ente con questo nome per l&#8217;educazione dei ragazzi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1154 size-medium" src="https://www.gliappartamentidiema.it/wp-content/uploads/2020/07/Gli-appartamenti-di-genova-racconti-e-leggende-la-rivolta-del-balilla-214x300.jpg" alt="La rivolta del Balilla" width="214" height="300" /></p>
<p>Insomma, la morale di questa storia è che ciò che per qualcuno potrebbe sembrare una bravata o un atto sovversivo, per altri è un gesto in grado di ispirare il prossimo a non abbassare la testa di fronte ai soprusi e a lottare per la libertà.</p>
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<h5><strong>Fonti</strong></h5>
<p><em>Giovanni Assereto, 1746, La rivolta anti austriaca e Balilla</em></p>
<p><em><a href="https://dearmissfletcher.wordpress.com/2011/10/06/giovanni-carbone-il-garzone-che-umilio-il-doge/">Giovanni Carbone, Il garzone che umiliò il Doge: Dear miss Fletcher</a></em></p>
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